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Le Opere di difesa veneziane entrano nella lista Unesco del patrimonio dell’Umanità

Salgono a 53 i siti italiani iscritti nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

La 41° sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale ha iscritto nella Lista del Patrimonio dell’Unesco il 53° sito italiano. Si tratta delle “Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra – Stato di mare occidentale“, un sito seriale transnazionale presentato nel 2016 dall’Italia insieme con Croazia e Montenegro all’Unesco a Parigi. Entrano a far parte del sito Unesco le opere di difesa presenti a Bergamo, Palmanova, Peschiera del Garda per l’Italia, Zara e Sebenico per la Croazia, Cattaro per il Montenegro. Le fortificazioni erano sorte nello Stato da Terra per proteggere la Repubblica di Venezia dalle altre potenze europee a nord-ovest, mentre quelle del Stato da Mar per proteggere le vie marittime e i porti del Mare Adriatico dalle incursioni provenienti dal Levante. Tutte queste opere erano necessare per sostenere l’espansione e l’autorità della Serenissima. L’introduzione della polvere da sparo portò ad importanti cambiamenti nell’architettura e nelle tecniche militari, che si riflettono nella progettazione di moderne fortificazioni.

Piattaforma di Sant’Andrea (vista dalla porta di San Giacomo)

Le Mura Venete di Bergamo: sono un’imponente costruzione architettonica risalente al XVI secolo, ben conservate non avendo subito, nei secoli, nessun evento bellico.

La struttura, che nel corso degli anni ha subito pochi interventi di modifica, ha uno sviluppo pari a sei chilometri e duecento metri, all’esterno della quale si trovava la cosiddetta Strada coperta, ovvero un camminamento protetto da muri, utilizzato dalle pattuglie poste a guardia. L’altezza delle mura in alcuni punti arrivava a cinquanta metri, sotto di cui si trovavano fossati, non riempiti d’acqua, posti a protezione.

La cinta muraria risulta essere costituita da 14 baluardi, 2 piattaforme, 32 garitte (di cui solo una è giunta sino a noi), 100 aperture per bocche da fuoco, due polveriere, 4 porte Sant’Agostino, San Giacomo, Sant’Alessandro e San Lorenzo, ora intitolata a Giuseppe Garibaldi). A tutto questo vi è da aggiungere una miriade di sortite, vani sotterranei e passaggi militari di cui, in parte, si è persa la memoria, collegati tra loro tramite un numero imprecisati di cunicoli.

La fortezza di Peschiera da Porta Brescia.

Fortezza di Peschiera: Arilica, nome della cittadina durante il dominio romano, dovette sicuramente già essere fortificata, come sembrano dimostrare le fondazioni di due torrioni romani presso il ponte sul Mincio; d’altronde Arilica era base della flotta militare lacustre romana, e un centro così strategico doveva forzatamente essere protetto da possibili incursioni esterne. Agli inizi del XIII secolo venne nuovamente fortificata e quindi rafforzata durante il secolo successivo per opera degli Scaligeri e in special modo di Mastino II della Scala, a cui si deve la costruzione della Rocca e il completamento della cinta muraria: il borgo si trovò così protetto su cinque lati da mura turrite e dalla Rocca posta nell’angolo meridionale, oltre che dal fiume Mincio che circondava, come oggi, l’abitato.

Nel Quattrocento la piazzaforte di Peschiera passò sotto il controllo della Repubblica di Venezia, la quale decise di rinnovare le fortificazioni secondo i criteri adottati in quell’epoca: la cinta venne quindi terrapienata e bastionata su progetto redatto da Guidobaldo della Rovere, i cui lavori furono affidati a Michele Sanmicheli. Questa nuova cinta fortificata alla moderna seguiva l’andamento di quella medievale, quindi con cinque lati ma con cinque angoli protetti da bastioni (chiamati Guerini, San Marco, Contarana, Feltrin e Tognon). Lungo la cinta vennero inoltre aperte due porte, porta Verona e porta Brescia, poste quindi in direzione delle strade che conducevano alle due importanti città. Intorno alla metà del Cinquecento la Rocca Scaligera venne modificata e terrapienata per trasformarla in cavaliere, adatto all’utilizzo di moderne artiglierie. Le opere difensive di Peschiera subirono però numerosi guasti, tanto che ad inizio Seicento si procedette ad importanti restauri e all’aggiunta di rivellini di fronte alle porte di accesso al borgo.

Palmanova – Porta Aquileia.

La Fortezza di Palmanova: fu concepita e realizzata come struttura fortificata di confine. Svolse fin dall’inizio un ruolo dissuasivo: già all’epoca della guerra di Gradisca, malgrado fosse lontana dal completamento, funzionò da punto avanzato delle operazioni belliche veneziane.

Il suo nome originale era Palma, simbolo della vittoria, a ricordo della battaglia di Lepanto. Il “nova” venne infatti aggiunto, due secoli dopo la fondazione, da Napoleone Bonaparte, con la costruzione della terza cerchia fortificata.

Le tre cerchie fortificate, che rendono la fortezza di Palmanova simile ad una stella, non sono state eseguite contemporaneamente, ma realizzate in tempi diversi: la prima e la seconda dai Veneziani, la terza dai francesi di Napoleone Bonaparte nei primi dell’Ottocento.

Agli inizi del 1593 Giulio Savorgnan presentò un preventivo di spesa riferito all’esecuzione di un solo bastione con la relativa cortina, e Bonaiuto Lorini, subito dopo, propose il progetto di una pianta poligonale a undici lati. Il 29 gennaio dello stesso anno il Senato decise per un decagono, ma il 17 settembre optò per l’ennagono, anche per ragioni economiche (più alto il numero dei bastioni e più dispendiosa la costruzione).

Marc’Antonio Martinengo di Villachiara, che nel 1593 ricevette dal Senato la nomina a capo da guerra, fu inviato in Friuli a individuare un’idonea ubicazione della nuova fortezza, e presentò anch’egli al Senato il proprio progetto, che tuttavia non venne accettato. Si realizzarono invece due copie di un modello, nel quale i bastioni erano rappresentati in base alle proposte di Giulio Savorgnan, mentre la strada coperta, la controscarpa e la sezione dei parapetti su quelle del Villachiara.

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